Sette errori da evitare nei primi anni del bambino

Gli errori più comuni che tutte, chi più chi meno, facciamo nei suoi primi anni

Tutte le mamme sono, ciascuna a suo modo, perfette, anche tu, ma per quanto ti impegni, arriverà un giorno in cui ti fermerai, vedrai tuo figlio che corre e gioca ed è ormai grandicello e farai un bilancio della tua esperienza e, con ogni probabilità, avrai commesso almeno un paio di questi errori.

Troppa fermezza

A nessuno piacciono i bambini che urlano e fanno i capricci e, anche per un genitore, pianti e strepitii per ogni richiesta negata possono essere davvero estenuanti. Tu però hai deciso di essere una mamma ferma e coerente, che non recede una volta detta la sua. Certo, magari hai anche sorriso davanti ad altri genitori che cedono subito per quieto vivere e hai pensato che, dal punto di vista educativo, come dice il titolo di un noto best seller, anche i “no” aiutano a crescere. La chiave sta nella moderazione, come in molti altri campi: fermezza e coerenza sono importanti, ma anche la flessibilità ha i suoi risvolti positivi se dosata. Ad esempio, concedere una favola in più prima di dormire, non sarà un messaggio negativo, ma farà sentire il bambino ancora più amato perché le sue esigenze sono ascoltate.

Non è una tua copia

Le esperienze passate sono lezioni da imparare, è vero, ma riversarle sul bambino indiscriminatamente, pensando di evitargli problemi futuri è un errore. Il campo in cui ciò avviene spesso è quello dell’alimentazione e del rapporto con sé stessi. Se, come capita a molte di noi, sei da sempre in lotta con la bilancia o hai un passato da ragazzina grassottella che vuoi evitare alla tua progenie, la soluzione non devi cercarla nelle limitazioni costanti. Negargli l’accesso ai dolci o trasformarli costantemente in premi e penitenze (“Hai mentito, niente dolce” “Hai fatto il bravo, ti compro un gelato”), può scatenare in realtà l’effetto opposto: non considerandoli come parte di una corretta alimentazione in cui devono essere inseriti con giudizio, i dolci potrebbero diventare il rifugio in caso di tristezza o situazioni difficili. Ogni vita è diversa, ogni persona è a sé: puoi accompagnare il tuo bambino e consigliarlo, ma non trattarlo come se fosse una nuova versione di te.

Il fine settimana di relax

Dopo una settimana di lavoro e impegni, è logico che tu voglia trascorrere un fine settimana in panciolle, godendoti il relax, e non abbia voglia di trovarti incastrata in una gita fuori porta di famiglia che, è normale, con bimbi al seguito è sempre molto impegnativa. Tuttavia, sabato e domenica sono gli unici giorni in cui il lavoro non ti costringe a stare fuori casa 8-10 ore e puoi quindi approfittarne, insieme al tuo compagno o marito, per consolidare il rapporto con il bambino. Non è necessario programmare un’escursione, potete semplicemente vedervi un cartoon tutti insieme.

Proteggerlo dalle emozioni

Per quanto sia difficile vedere un bambino che soffre, fosse anche perché si è rotto il suo giocattolo preferito, cercare in tutti i modi di proteggerlo dalle emozioni è un errore perché impedisce che si sviluppi in lui la capacità di reagire e soprattutto gestire ciò che prova. Deve esser triste, felice, arrabbiato, quando prova queste sensazioni, come tutti noi e non puoi far nulla per evitarlo. Puoi ascoltarlo, stargli accanto, ma lascia che abbia modo di elaborare da solo ciò che sente, restando disponibile a soccorrerlo, qualora ti chieda aiuto.

Ossessionarlo per l’ordine e la pulizia

Partiamo dalla premessa che non permetteresti mai che tuo figlio non fosse pulito e a contatto con un ambiente per lui non salutare, è una cosa giusta e sacrosanta. Ma sgridarlo in continuazione perché lascia i suoi giocattoli in giro, perché entra con la merenda in salotto o perché gioca con i pennarelli e si sporca le mani, non è sano per lui e tanto meno per te. È un bambino, è normale che voglia sperimentare e che non si preoccupi dell’ordine. Dai il buon esempio, ovviamente, ma non pressarlo e, se sei preoccupata dal fatto che i colori che usa per disegnare possano intossicarlo, cerca di acquistare quelli atossici e, esistono sul serio, commestibili, pensati proprio per bambini della sua età.

Intervenire nella sua vita sociale

Ebbene si, anche i più piccoli hanno una vita sociale, fatta di relazioni con coetanei e adulti di riferimento, incontrati a scuola, fin dall’asilo, o durante le attività ricreative. La tua presenza silenziosa e il tuo controllo sono ovviamente importanti, ma intervenire continuamente in sua vece perché lo ritieni un po’ isolato, o difenderlo in continuazione se la maestra prova ad imporre una regola, non sono buone abitudini. Con gli amici deve imparare a confrontarsi da solo acquisendo, pian piano e con i suoi tempi, quella sicurezza in più che tu vedi mancargli; con gli insegnanti, il tuo istinto di protezione deve talvolta farsi da parte e permettere che il bambino sia responsabilizzato. Se si comporta male, se non esegue i compiti una volta cresciuto, è giusto che venga rimproverato e che impari dai suoi errori.

Cercare disperatamente la perfezione

Ciò che le mamme sembrano non capire è il loro essere perfette così come sono. Anche tu lo sei, semplicemente per il fatto che ami il tuo bambino a tal punto da cercare di superare te stessa ogni giorno per lui, con attenzioni e gesti che spesso, purtroppo, possono sortire l’effetto opposto. Essere sempre presente, partecipare ad ogni sua attività, controllare ogni sua mossa, perfino notare ogni suo piccolo successo e mostrare che per te è il figlio perfetto, possono certo farlo sentire amato, ma rischiano di far nascere in lui il timore di deluderti.

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