Il “Time Out”: come gestire i capricci dei bambini

I bambini piccoli non sono ancora capaci di gestire le emozioni negative e di conseguenza possono insorgere crisi e capricci. Il time out può aiutare il bimbo a ritrovare la serenità

A volte i nostri figli si lasciano andare a vere e proprie crisi nervose e iniziano ad urlare, lanciare oggetti o dare calci e pugni a tutto ciò che sta loro vicino. Bisogna intervenire per far sì che nessuno si faccia male e soprattutto riportare il bimbo alla calma. A questo punto, a venire in nostro aiuto è il metodo chiamato time out o pausa di riflessione. Il termine è stato preso in prestito dal mondo sportivo, dove l’allenatore, quando lo ritiene necessario, chiede il time out per parlare con i giocatori e riprendere in mano la situazione che stava precipitando.

In cosa consiste il time out applicato ai bambini?

Per i bambini il time out è un modo per risolvere un momento difficile, un capriccio, una perdita di controllo con conseguente crisi di rabbia. Non è una vera punizione ma solo un espediente per allontanare il bimbo, portarlo in un luogo della casa prestabilito in cui non vi siano troppi oggetti da lanciare, e restare con lui in silenzio per un tempo che dovrebbe essere pari ad un minuto per ogni anno di vita del bimbo. Quindi, un bambino di tre anni rimarrà in “pausa riflessiva obbligata” esattamente per tre minuti, uno di quattro per quattro minuti e così via. È consigliato avere un timer, in modo che anche il nostro “prigioniero” senta il passare del tempo e, se per caso il bambino si dovesse allontanare nonostante il nostro divieto, dovremo riprenderlo e portarlo con fermezza, se non con forza, nel posto assegnato, mentre il timer dovrà ripartire da zero. Ovviamente non si può andare avanti all’infinito e non si dovrebbero superare i dieci minuti ma, se applicato bene, il time out darà i suoi frutti nell’arco di pochi giorni.

Finita la pausa è importante far capire al bimbo la differenza tra una punizione e la pausa riflessiva. Una punizione è un castigo per qualcosa di sbagliato, il time out è invece un modo per farlo riflettere e ragionare su un comportamento che ha messo in atto sbagliando. Il piccolo deve imparare a gestire le proprie emozioni e la rabbia, e per farlo deve essere messo in un luogo dove possa comprendere i suoi limiti emotivi per imparare a gestirli. Quindi, durante la pausa è meglio non parlare anche perché le nostre parole non sarebbero comprese, ma dopo spieghiamo che gli vogliamo bene, che comprendiamo il suo disappunto ma che non è giusto gridare, lanciare oggetti o picchiare come ha fatto lui.

Spesso i bambini piccoli non sanno ancora verbalizzare i loro sentimenti e siamo noi che con le nostre parole dobbiamo prenderli un po’ “per mano” e guidarli. Certo, applicare questo metodo non è semplice perché spesso dobbiamo agire con forza, in quanto il bimbo si ribellerà con violenza al nostro tentativo, ma l’importante è non farsi vedere sconvolti e mantenere la calma per quanto è possibile. Dobbiamo essere per lui un punto di riferimento in un momento in cui lui non ne ha. Cosa ancora più importante è quella di cogliere quei segnali premonitori presenti prima dello scoppio della crisi di rabbia, in modo da evitare il time out e dirigere l’attenzione del bambino verso altro.

Per concludere, il metodo time out è utile se applicato con fermezza e rigore perché se una volta lo mettiamo in atto e tre volte no, è meglio non attuarlo. Infatti, il piccolo non ne capirebbe l’importanza e non avremo più l’effetto desiderato, specialmente se un giorno decidessimo di rimetterlo in pratica. Ricordiamoci, inoltre, che i nostri figli non si comportano così per farci dispetto, ma perché non sono ancora in grado di gestire le loro emozioni e se sono tanto piccoli, a volte, non le riconoscono neanche. La pausa è quindi un modo per far sì che entrino in contatto con le loro rabbie, paure, ansie e ritrovare la serenità. In fondo quante volte anche noi adulti perdiamo la calma e andiamo in collera? Forse qualche pausa di riflessione prima di esplodere troppo farebbe bene anche a noi.

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