La storia di Aysegul raccontata da “Le Iene”, una riflessione sui diritti delle donne

Ecco un'altra vicenda, l'ennesima, che ha come protagonista una "battaglia" tra i musulmani e l'occidente. E questa volta tocca a Aysegul Durtic, la cui storia è raccontata da "Le Iene"

Negli ultimi anni, il tema che riguarda i diritti delle donne, è più che mai diventato un argomento delicato e di profondo interesse. Molte volte non ci si rende conto di quanto si è fortunate a vivere in una società che ci permette di essere libere. Libere di indossare quello che più ci piace, di fare il lavoro che scegliamo di fare e di frequentare chi vogliamo. E molto spesso non ci rendiamo conto di quale grande fortuna abbiamo nelle nostre mani, proprio perché ci sono donne che questa libertà non ce l’hanno. E a far riflettere, ancora una volta, è la storia di una ragazza turca, ma che vive in Italia, a Siracusa, a farci riflettere. Il suo nome è Aysegul Durtic, Ayse per gli amici, e la sua storia è stata raccontata ieri sera dal noto programma televisivo “Le Iene”.

Ayse ha 19 anni, ha un passato tormentato e una famiglia che non condivide le sue scelte, soprattutto quella di vivere in “stile occidentale”, come lo chiamano i suoi genitori. Come ogni ragazza della sua età, fa un grande uso dei social network, ed è proprio la sua assenza da questi, in particolare il silenzio del suo profilo Facebook, che ha iniziato a far sospettare i suoi amici, i quali hanno dato l’allarme alle autorità riguardo la sua scomparsa. Strappata via da quella che era la sua vita, quella che lei aveva scelto, Ayse è stata riportata di forza e contro la sua volontà in Turchia, e tutto questo è stato fatto dai suoi genitori.

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Segregata in un paese, che per quanto sia quello delle sue origini, non le appartiene. Una civiltà la cui cultura non fa per lei, avendo provato la libertà tipica dei paesi occidentali, così temuta dalle culture come quella della sua famiglia, di religione musulmana e di mentalità estremista. Gli amici si sono battuti per lei e dopo una ricerca da parte della procura italiana in collaborazione con quella turca, Ayse è finalmente tornata a casa. Nella sua casa, l’Italia.

Ma di Ayse ce ne sono molte, di ragazze costrette a vivere una vita che non è quella che loro hanno scelto per sé stesse ne è pieno il mondo. E purtroppo, gli sforzi fatti da tutte le associazioni mondiali nate per tutelare i diritti sulle donne non basta. Al mondo gli abusi sulle donne, sulla loro personalità e sul loro corpo, sono molti, ancora troppi.

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