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È davvero il momento giusto per cambiare lavoro?

Scopri se la tua voglia di cambiare ha un senso o è solo un inganno della tua mente

Se lavori da qualche tempo nello stesso posto, è probabile tu senta l’esigenza di fare un bilancio dell’esperienza, tirare le somme e vedere se quel posto è quello che fa per te o se è il caso di cercare un’alternativa. La risposta a questa domanda non è delle più semplici e, come spesso accade, potrebbe essere viziata dai tuoi sentimenti e dal modo in cui si sviluppa il tuo ragionamento. Capire come si forma il tuo giudizio in merito, può essere fondamentale per sapere se è davvero il momento di cambiare.

Pessimi veggenti, ottimi supporter

Non prendere mai una decisione sul tuo lavoro sull’onda dell’emozione: ogni cambiamento deve maturare con calma, essere attentamente soppesato e, per quanto possibile, supportato da elementi oggettivi. Per natura siamo tutti molto bravi a sentirci migliori di altri quando siamo in difficoltà, ma abbiamo davvero una scarsa capacità di prevedere come si evolverà la nostra carriera; inoltre, per difesa siamo portati a ingigantire gli aspetti negativi di ogni questione, anche se riguarda il lavoro. Tu non fai eccezione e se in questo momento ti senti frustrata e pensi che il tuo lavoro non sia il massimo a cui puoi aspirare, chiediti se è davvero così o se non sia la tua mente a fartelo credere e semplicemente hai affrontato un periodo difficile, con alti e bassi e qualche ramanzina di troppo.

I sentimenti, ancora loro

Non dovrebbero davvero avere un ruolo nelle decisioni professionali, ma i sentimenti sono parte di noi e anzi, governano la nostra componente più istintiva ed è davvero difficile evitare che si intromettano. Gli psicologi americani Timothy Wilson e Daniel Gilbert hanno coniato per questo una definizione apposita e parlano di previsione affettiva e, nei loro lavori, dimostrano come gli esseri umani siano davvero dei pessimi giudici di loro stessi. La tua voglia di cambiare lavoro potrebbe essere frutto proprio dell’interferenza dei sentimenti; praticamente quello che ti sta succedendo non è diverso da ciò che accade a chi si sente spinto a comprare un oggetto molto costoso, indipendentemente dal fatto che gli serva o no. Razionalmente, sappiamo tutti che spender tanto non è sinonimo di soddisfazione, ma nella mente di chi acquista, in quel momento si materializza solo la previsione della forte emozione che proverà staccando il cospicuo assegno; su quello che succederà dopo, se cioè l’oggetto varrà la spesa e darà all’acquirente giorni di uso soddisfacente o meno, tutto tace. Lo stesso accade a te: l’idea di un nuovo lavoro è allettante sotto mille profili diversi (è una nuova sfida, ti allontani da un luogo in cui al momento ti senti a disagio, nuovi colleghi, il profumo di promozioni e aumenti e, magari, benefit aziendali), ma la tua mente non si chiederà mai come sarà la tua vita lavorativa nel nuovo ufficio, non in questo momento in cui resta un’ipotesi ancora avvolta da mille non so.

I tre pregiudizi della mente

Tutto questo accade perché, durante il processo decisionale, la tua mente ti tradisce (a fin di bene, dal suo punto di vista) attraverso la lente deformante di quelli che gli studiosi chiamano pregiudizi cognitivi. Il primo è il cosiddetto ancoraggio, ovvero la tendenza a fare affidamento esclusivamente sull’ultimo dato certo a disposizione; ad esempio, se valuti l’opportunità di cambiare lavoro subito dopo una lite con un collega, il tuo cervello ti mostrerà l’ambiente attuale come estremamente ostile. Il secondo inganno della mente è il divario empatico, che ti porta a considerare rilevante solo l’emozione che provi in quel momento. Capita a tutti di sperimentare questo pregiudizio cognitivo: quando siamo felici, non ricordiamo i momenti tristi; se siamo giù di corda, ci sembra che la nostra vita sia sempre stata solo una delusione. Infine, il tuo cervello è un grande bugiardo ed è impreciso; il terzo pregiudizio cognitivo, infatti, è quello in base al quale, in assenza di dati completi, la tua mente decide di utilizzare ed estendere, i soli a disposizione. Ad esempio, quando vedi un amico che lavora in un’altra azienda uscire prima dall’ufficio, la tua mente utilizzerà questo dato (l’unico visibile) per stabilire che i suoi capi sono più flessibili dei tuoi o che lui lavora meno; se del tuo superiore sai soltanto che ha una gigantesca casa in collina, sarai portata a pensare che il suo lavoro sia solo una fonte di immenso guadagno, ma non avrai coscienza di tutto quello che c’è dietro; magari aspiri ad una posizione simile e ignori tutto ciò che comporta, dalle videoconferenze con l’altro capo del mondo in piena notte, al rischio di perdere il lavoro se non porta i risultati promessi. Stai sempre attenta a cosa desideri senza aver fatto le dovute verifiche: se il destino dovesse decidere di accontentarti, potresti cadere dalla padella nella brace.

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