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Colloquio di lavoro: supera le domande più insidiose

In ogni colloquio arriva sempre il momento della domanda trabocchetto, scopri cosa rispondere

Sei lì, seduta davanti al recruiter nel tuo completo perfetto per l’occasione e pensi che, in fondo, stai andando proprio bene e che forse è la volta buona. Ad un tratto arriva lei, la domanda insidiosa, quella a cui non sai rispondere senza complicarti inutilmente la vita e della quale non capisci il senso ai fini di una valutazione delle tue capacità. Può riguardare il compenso, le tue qualità o le tue esperienze passate, ma in ogni caso ti mette in difficoltà. Ecco i nostri cinque consigli per superare l’ostacolo e correre a firmare il contratto di lavoro.

La domanda secca sulle qualità

Iniziamo con quella che è forse la peggiore tra le domande che la mente di un selezionatore può partorire, il gettonatissimo “si descriva con tre aggettivi”, anche noto in molte e altrettanto fastidiose varianti che tirano in ballo, di volta in volta, le tue più grandi debolezze, i tuoi difetti e così via. Il tuo interlocutore ti sta chiedendo di descriverti, questo è chiaro; quello che sfugge è se voglia una risposta sincera o si aspetti che tu ti dipinga come la perfezione fatta persona. In effetti, essere sincere su sé stesse e ammettere i propri difetti è indice di una buona maturità, ma è chiaro che ogni parola detta nel corso di un colloquio rischia di mandarlo a monte quindi, anche in questo caso, la risposta va ben calibrata. Innanzitutto evita qualsiasi riferimento ad un difetto che sia connesso al lavoro che vorresti avere, perché potresti far nascere un dubbio sulle tue effettive capacità; cerca anche di non scadere nel banale, anche se non è semplice, evitando di descriverti come una perfezionista o, peggio ancora, come una maniaca del lavoro. L’ideale è una risposta breve e convinta, che contenga la verità, ma la collochi positivamente nell’ottica del recruiter; ad esempio, puoi individuare un punto debole che hai scoperto mettendoti alla prova e sottolineare però come questo ti abbia spinto a migliorarti; aggiungi poi dei dettagli sui progressi già fatti e su quelli che ancora intendi ottenere con l’impegno.

Le aspettative economiche

Parlare di denaro non è elegante, ma capita spesso che, nel bel mezzo del colloquio, ti chiedano quale stipendio ti aspetti di ricevere una volta assunta; a seconda della risposta rischierai di apparire presuntuosa o ingenua, se non addirittura impreparata. Quello che ti serve per poter rispondere efficacemente è una panoramica completa della situazione e la piena consapevolezza della tua situazione emotiva del momento. Se hai una professionalità ben definita, sai bene quanto vali e sai che sotto una certa cifra non ti degneresti nemmeno di alzarti dal letto, rispondi pure con un importo preciso; in tutti gli altri casi evita e cerca di aggirare l’ostacolo. Per parlare di cifre dovresti innanzitutto avere a disposizione tutte le informazioni necessarie, prime fra tutti quelle inerenti alle mansioni che andresti a svolgere perciò, se la questione è messa sul piatto nel bel mezzo del colloquio, quando ancora non si sono definiti i dettagli, rispondi semplicemente che non puoi dare un’indicazione precisa ritenendo che lo stipendio debba essere commisurato alle capacità e all’effettiva tipologia e qualità del lavoro svolto. L’alternativa, ma richiede un po’ di faccia tosta in più, è contrattaccare chiedendo a chi ti intervista qual è la fascia di reddito determinata dall’azienda per quella posizione; infine, se l’atmosfera è rilassata e tutti sembrano molto alla mano, gioca ancora la carta dell’onestà e rispondi candidamente che avresti bisogno di un po’ di tempo per pensarci.

Il cambio di lavoro

Che tu stia cercando di lasciarlo o che ti abbia lasciato lui per primo con una bella lettera di licenziamento, il tuo precedente impiego ti perseguita come nella migliore tradizione horror e minaccia di apparire proprio nel bel mezzo del colloquio sotto forma di una domanda infida che suona più o meno così: “perché ha posto fine al suo ultimo rapporto di lavoro?”. Respira e cerca di essere molto zen nella risposta perché, qualunque cosa tu stia per dire, l’importante è che non lasci trasparire il minimo risentimento o rammarico verso il tuo precedente capo o i colleghi e che tu non finisca a scusarti anche in questa sede per errori che hai fatto in passato. Prima di uscire di casa per un colloquio dovresti sempre ricordarti di lasciarti alle spalle tutti i sentimenti, anche se in passato hai subito forme di mobbing o proprio non è stata colpa tua. Ripiega sui sempre validi rapporti terminati per scadenza del termine, sulla tua voglia di cambiare e metterti alla prova e su non ben precisate diversità di prospettive future tra te e la vecchia azienda. Non mentire, ma non specificare se non richiesto e non essere nemmeno troppo vaga o darai l’impressione di nascondere qualcosa. Se nel tuo curriculum si cela qualche brutta esperienza, chiedi aiuto ad un esperto – molte agenzie interinali offrono un servizio di consulenza – che ti aiuti a formulare la risposta adatta.

Sfide e sconfitte

La paura di svelare troppo di sé, mettendosi così in cattiva luce, spaventa molti candidati che si sentono chiedere di raccontare un momento della loro vita in cui hanno fallito; se è capitato anche a te, probabilmente ti sei chiesta perché il recruiter ci tenesse così tanto a metterti in difficoltà. Alla base di questa domanda c’è in realtà il tentativo di verificare la tua resilienza, ovvero la tua capacità di resistere, anche emotivamente, agli scossoni cui la vita ti sottopone; la dimostrazione di ciò sta nel fatto che spesso la domanda è posta al positivo e, anziché una sconfitta, ti viene chiesto di raccontare una sfida che hai superato. Per rispondere, tieni a mente il consiglio di Shrin Khamisa, fondatrice di un servizio di consulenza canadese ed esperta in materia di colloqui, che ci dimostra come, alla fine, le peripezie che dobbiamo affrontare per firmare l’agognato contratto non conoscono confini e nazionalità. Secondo lei, per rispondere alla domanda nel modo migliore, basta ricordare l’acronimo CAR e parlare di una sfida (Challenge) che hai trovato sul tuo cammino, di come ti sei ripresa (Action) e di quali risultati (Result) hai ottenuto.

Il tuo mostro nero

Se quelle che abbiamo visto sono le più frequenti, ci sono mille altre domande che potrebbero metterti in difficoltà e in genere sai quali potrebbero essere ancora prima di sederti davanti al tuo interlocutore. Quale sia il tuo punto debole, gioca d’anticipo e preparati tramite colloqui simulati che puoi fare anche chiedendo ad un amico di interpretare il ruolo del recruiter; se il tuo problema è parlare di te, questo ti aiuterà molto. Se invece hai dubbi più specifici, come già anticipato la soluzione è ricorrere ad un consulente; non devi per forza ingaggiare uno specialista in gestione delle carriere e pagare il suo profumato onorario, ma puoi cercare tra le molte proposte gratuite che le Università e i Comuni mettono a disposizione e che assicurano in ogni caso la competenza necessaria.

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