Disturbi alimentari: non solo anoressia e bulimia

Mangiare compulsivamente o negarsi il nutrimento, ma anche rosicchiare tutto il giorno o ingolfarsi di carboidrati: sono strategie diverse con una radice comune, ovvero il desiderio di mettere a tacere emozioni dolorose

Nutrirsi è un bisogno primario, ma anche molto di più: il cibo, oltre a tenerci in vita, è collegato al nostro mondo emotivo e alle relazioni che instauriamo con gli altri.

Gli alimenti sono pieni di significati reconditi e ognuna di noi, come insegna Proust, ha la sua personalissima Madeleine: può essere il profumo di una torta, di un frutto o del pane fresco. Il cibo è anche un’occasione conviviale, di incontro e di scambio, ma a volte lo usiamo per riempire i momenti di vuoto, instaurando abitudini dannose. Non è necessario arrivare a soffrire di anoressia per riconoscere dei disturbi alimentari nel proprio comportamento nei confronti del cibo: il primo passo per riuscire a riconquistare un rapporto sereno con l’alimentazione è riconoscere di avere un problema ed affidarsi a specialisti seri. Vediamo quindi quali sono le problematiche collegate al comportamento alimentare.

Anoressia

Nell’anoressia nervosa non manca l’appetito, ma si assiste ad una strenua lotta contro la fame per riuscire a perdere peso, poiché l’autostima di chi ne è colpito dipende esclusivamente dalla magrezza. L’anoressia nervosa è diagnosticata in base ai seguenti elementi: il rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra di quello minimo e normale per età ed altezza; la paura di acquistare peso; l’alterazione della propria immagine corporea; amenorrea, ovvero assenza delle mestruazioni, per almeno tre mesi consecutivi. L’andamento del disturbo può variare da forme lievi e transitorie, seguite da completa remissione sintomatica, a forme nelle quali si succedono fasi di equilibrio e periodi di riacutizzazione, fino a forme croniche con deterioramento progressivo. Spesso si arriva all’anoressia partendo da un’innoqua e semplice dieta, in cui però le restrizioni alimentari diventano via via più severe; a livello più profondo, la spinta a dimagrire proviene da una non accettazione di sé e dalla difficoltà a riconoscere, e quindi gestire, le proprie emozioni, che vengono considerate inaccettabili, così come il corpo che le veicola: quest’ultimo deve quindi essere “inattivato” attraverso la negazione del cibo.

Bulimia

La bulimia nervosa è caratterizzata dal desiderio intenso e incontenibile di alimentarsi con enormi quantità di cibo, e viene diagnosticata in presenza dei seguenti fattori: ricorrenti abbuffate (episodi di rapida ingestione di grandi quantità di cibo); sensazione di perdita di controllo; condotte di compensazione (vomito, abuso di lassativi, esercizio fisico eccessivo) che si verificano almeno due volte alla settimana per tre mesi. A differenza dell’anoressia, nella quale è visibile un dimagrimento eccessivo, la bulimia è molto più difficile da riconoscere poiché molto spesso chi ne è colpito è normopeso, leggermente sottopeso oppure leggermente sovrappeso. Chi soffre di bulimia però, ha in comune con chi soffre di anoressia, la volontà di “controllare” il corpo e l’aspirazione all’eccessiva magrezza, ma non riesce a contrastare la “crisi bulimica”, attraverso la quale riesce a gestire forti sensazioni di vuoto emotivo.

Disturbi alimentari non altrimenti specificati

I disturbi alimentari non altrimenti specificati sono una categoria non omogenea in cui sono compresi molti disturbi (atipici, parziali, subliminali, etc.) che non soddisfano completamente i criteri per la diagnosi dei disturbi sopracitati. Tra questi troviamo il disturbo da alimentazione incontrollata (BED) in cui vengono soddisfatti tutti i criteri per la diagnosi di bulimia nervosa, ad eccezione della presenza di atti compensatori, motivo per cui molto spesso i soggetti affetti da BED sono obesi o fortemente in sovrappeso. Altre forme di disturbo del comportamento alimentare borderline sono la bigoressia (il desiderio di possedere un corpo più muscoloso, patologia che interessa soprattutto gli uomini) e l’ortoressia (l’ossessione per i cibi sani).

I disturbi del comportamento alimentare non colpiscono solo adolescenti e adulti, ma possono riguardare anche i bambini: oltre all’obesità infantile, in forte crescita, sono da segnalare alcune manifestazioni, come la tendenza chiamata “pica” (dal latino pica, gazza) a ingerire compulsivamente sostanze non commestibili, o il mericismo (o disturbo da ruminazione), che consiste nell’abitudine, che persiste per almeno un mese, di rigurgitare, masticare e deglutire più e più volte lo stesso bolo alimentare. Quest’ultimo disturbo, se non risolto in tempi brevi, può provocare serie conseguenze sulla salute del bambino, se non addirittura risultare fatale.

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