Amore per il proprio lavoro o vera ossessione? Le differenze

Il confine tra amare il proprio lavoro ed esserne ossessionate è labile ed è tutto in queste differenze

Fare un lavoro che piace è una fortuna e un privilegio ed è giusto andarne fiere; ma è bene non superare mai il limite e non trasformare l’amore per la professione in un’ossessione: danneggerebbe te e anche la tua carriera. Ma come si distingue la giusta passione dall’eccesso? Ecco cinque differenze che possono aiutarti a capirlo.

Le diverse componenti della vita

Chi ama il proprio lavoro non lo mette al di sopra delle altre sfere della sua vita; una promozione, la conquista di un incarico o il superamento di un concorso non avranno mai la precedenza sul partner e non faranno mai disdegnare una buona notte di sonno ristoratore. L’immaginario collettivo rimanda l’idea di donne e uomini, in carriera e di successo, letteralmente bruciati dalla passione per ciò che fanno, sempre e costantemente connessi con l’ufficio, quasi che gli account di posta elettronica siano una loro stessa emanazione. La realtà è ben diversa e, esattamente come accade nelle relazioni sentimentali, il fuoco della passione per quanto affascinante, si spegne in fretta, magari dopo aver ridotto in cenere l’oggetto di tanta attenzione; quello che dura e che è produttivo è l’amore, che si concretizza con la dedizione, l’impegno e la pratica costanti. Ovviamente, il lavoro è per definizione impegnativo, ma chi ama ciò che fa per vivere non ha problemi ad investire gran parte della sua giornata per la realizzazione di progetti o per consegnare in tempo utile un rapporto, pur non arrivando mai a consumare tutte le energie. Se ami il tuo lavoro, ma non ne sei ossessionata, farai molto, ma ogni cosa avrà uno spazio ben definito nella tua vita.

Il sabato mattina

Se ti trovi, computer alla mano, a lavorare anche in un parco o in un bar durante il fine settimana, mentre ti godi una bella tazza di caffè ed assapori la tranquillità dei ritmi più distesi di chi ti sta intorno, è sintomo del fatto che il tuo lavoro è importante e ti piace; non è un problema occupare anche il sabato mattina e, anzi, ti senti realizzata e soddisfatta. Quando il lavoro diventa un’ossessione, lo stress arriva a farti odiare anche le festività, perché sai che dovrai sottoporti ad ore di intenso lavoro mentre gli altri si godranno la compagnia reciproca o utilizzeranno il loro tempo libero per un viaggio od una visita a quella mostra cui proprio tenevi. Vorresti staccarti dallo schermo, ma non puoi, pena intere giornate di senso di colpa. Un rapporto equilibrato con il tuo lavoro ti fa cogliere la parte migliore di ciò che fai: saprai goderti una settimana di vacanze e sarai entusiasta di dedicarti al tuo lavoro al momento debito.

Il lavoro capitato per caso

Un altro luogo comune da sfatare è quello in base al quale si può amare solo il lavoro che si è rincorso da sempre; niente di più falso. Anche quel lavoro capitato tra capo e collo e che all’inizio sembrava proprio qualcosa di non adatto alla tua indole, può trasformarsi nella carriera di una vita, magari proprio in virtù del fatto che non ne sei emotivamente coinvolta. Questo infatti ti permette di muoverti con maggiore sicurezza, di non avere il timore di perdere la posizione guadagnata e di non essere travolta dalle emozioni, cosa che non è mai utile, nemmeno quando sembra dare una marcia in più. Imparare ad apprezzare giorno dopo giorno un lavoro capitato per caso è più sano e più produttivo che gettarsi a capofitto in un progetto solo perché inerente alle proprie passioni.

Fare il massimo, non essere il massimo

Nella nostra società così competitiva, sembra che non aspirare a gestire un impero sia un difetto e che i sogni abbiano diritto di esistere solo se grandi, esagerati, irraggiungibili. Essere ossessionati dall’idea di scalare le posizioni, magari facendo le scarpe a colleghi e amici per giungere alla vetta, è un comportamento giustificato e, anzi, decisamente apprezzato. Ma cosa succede quando tutti questi squali si scoprono semplici pesci rossi da acquario? La caduta o il rendersi conto di non essere destinati ad una folgorante carriera possono essere un duro colpo per la psiche, specie se in questi obiettivi si è investito molto sacrificando la vita personale, il tempo e il denaro; peggio accade a chi si è sentito spinto a questa eccessiva competitività senza averne l’indole. Non è un demerito aspirare soltanto ad essere un bravo dipendente, tanto meno lo è sognare un piccolo avanzamento di carriera o amare esattamente ciò che si sta facendo puntando solo a farlo al meglio. Magari non vorresti essere inclusa tra i giovani più ricchi ed affermati del mondo, ma hai l’amore, gli amici e tanti hobby che ti rendono davvero felice.

Lavoro infinito

Chi vive ossessionato dal proprio incarico spesso guarda al traguardo nella speranza di potersi liberare dalle pressioni una volta che questo è stato raggiunto; è un obiettivo illusorio che potrebbe concretizzarsi al limite all’età della pensione, ma i cui effetti si subiscono immediatamente e si materializzano sotto forma di ansia, irritabilità, sensazione di non farcela. Chi ama il proprio lavoro non pensa affatto di potersene liberare una volta terminate le otto ore o il progetto urgente; ci saranno nuove comunicazioni, mille altre richieste, nuove competenze da acquisire e, ovviamente, ostacoli da superare; ma quando tutto ciò è inserito in una vita equilibrata, non è spaventoso, non è soverchiante, non causa stress, se non nella misura in cui questo è un utile stimolo al miglioramento e alla concentrazione.

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