Le manie imbarazzanti che noi donne dovremmo abbandonare

I capelli, le foto , gli assorbenti e tutte le fisse di cui dovremmo sbarazzarci

Siamo esseri delicati noi donne, sempre sull’orlo del baratro emotivo e in perenne lotta con noi stesse e con i nostri difetti. A volte abbiamo perfettamente ragione (siamo capaci di essere isteriche, lamentose, invidiose e davvero troppo competitive), ma in altre occasioni ci arrovelliamo su questioni che, a ben vedere, non meritano davvero nessuna attenzione, come accade nei casi che stiamo per vedere.

I capelli

Moderne adoratrici del mito di Sansone, noi donne teniamo ai capelli più di quanto sia lecito: li tagliamo e li coloriamo anche solo perché siamo un po’ giù di corda e quando ci svegliamo al mattino decidiamo quale sarà l’umore dell’intera giornata in base a quello che ci appare nello specchio; se l’immagine riflessa ha una chioma scompigliata (e indomabile nei cinque minuti che abbiamo a disposizione prima di scapicollarci verso l’ufficio), è meglio starci alla larga e se l’appuntamento che abbiamo non è improrogabile, la frase “io con questi capelli non esco!” affiora nel giro di due secondi.

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Ma è davvero così importante lo stato di forma dei nostri capelli? Se ci guardiamo attorno, vedremo che il resto del mondo non ha minimamente a cuore la pettinatura e, nella maggior parte dei casi, non si vergogna nemmeno di cose ben più gravi. Senza voler spostare l’attenzione fuori dalla casa, vedi quel tizio scompigliato con cui stai facendo colazione? Se fosse per lui uscirebbe così, con gli occhi ancora appiccicati, la barba sfatta, in ciabatte e senza il minimo problema.

Gli assorbenti

Per qualche oscura ragione la questione assorbenti ancora ci turba nonostante sia stata evidentemente sdoganata da tempo da chi si occupa di marketing, che non solo ci ha individuate come un target su cui puntare, ma ha pensato di farlo rappresentandoci come delle pazze che volano grazie alle “ali”, che si scambiano confidenze imbarazzanti in ascensore o che corrono dalla collega per informarla che, beh, hanno cambiato il salvaslip.

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Mentre tutto ciò accade, noi ancora nascondiamo gli assorbenti o i tamponi nei modi più assurdi, pensiamo di morire se per caso ci si rovescia la borsa e appaiono sul tavolo proprio davanti ad un uomo e, quando ne prendiamo uno per dirigerci verso il bagno, ci produciamo in acrobazie meravigliose con le mani per nasconderlo nella manica della maglia che indossiamo. Le aziende produttrici hanno provato a farci cambiare atteggiamento regalandoci simpatiche scatoline porta assorbenti che tolgono qualsiasi dubbio sul contenuto (dato che riportano a caratteri cubitali il marchio produttore); ma noi no, proprio non ce la facciamo. Eppure, questo è il punto, il fatto che una volta al mese ci venga il ciclo è cosa nota a tutti.

Le foto

Con riguardo alle foto ci dividiamo in due grandi categorie: le “labbra in fuori e petto pure”, che sfornano selfie come non ci fosse un domani, e le “ma cosa ti ho fatto di male” (leggasi: ma cosa ti ho fatto di male perché tu decidessi di pubblicare quella foto in cui io sono veramente, ma veramente orrenda); purtroppo entrambe convivono sui social quindi, nel 90% dei casi, in una foto pubblicata su Facebook, ad esempio, appariranno la fotogenica e la poverina che sembra trasfigurata.

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Quando ci tocca questo secondo ruolo, siamo strette in un limbo dal quale è difficilissimo uscire: se da un lato vorremmo poter bruciare quella foto e tutti i pc che l’hanno visualizzata (questi sono i momenti in cui ci arruoleremmo volentieri nei Man In Black solo per avere in dotazione quell’arma che “sparaflesha” le persone), dall’altro sappiamo benissimo che chiedere a chi l’ha pubblicata di ritirarla avrebbe effetti devastanti sulla nostra reputazione. Praticamente un dramma, da qualsiasi lato si consideri la questione. E se invece di drammatizzare ci facessimo una sana risata? In fin dei conti, quella tutta storta e sfuocata è solo un’immagine, non siamo noi.

I figli

Volere dei figli o non volerli, in ogni caso è un problema. Anche se siamo ormai in un’epoca storica in cui ciascuno dovrebbe poter decidere per il proprio avvenire senza condizionamenti, la realtà è che se non desideriamo figli ci sentiamo almeno un po’ in colpa, tra settimane nazionali dell’allattamento e amiche che dopo aver partorito parlano solo dei loro bambini. Allo stesso modo, chi tra noi cerca un figlio più di quanto desideri una carriera si sente un po’ come se tradisse anni di lotta femminista per le pari opportunità.

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No, in entrambi i casi, la scelta personale sull’avere o meno dei bambini non influirà minimamente sull’ordine mondiale, sulla condizione della donna e sulle prospettive di carriera della manager che vive al secondo piano; in definitiva, di ciò che farà o non farà il nostro utero non importa a nessuno… spesso non importa nemmeno al padre del bambino, figuriamoci un po’.

Cibi grassi

L’apice del comportamento assurdo femminile si raggiunge a tavola, dove siamo in grado di alternare gli atteggiamenti da uccellino inappetente a quelli da camionista in pausa pranzo dopo un lungo, lunghissimo viaggio no-stop. La via di mezzo proprio non ci si addice in questo caso e potrebbe anche essere un pregio – qualcuno dice che gli uomini preferiscano decisamente le donne che mangiano con gusto – se non fosse che siamo bravissime a rovinarci il piacere di un pasto delizioso e a rendere la situazione indigesta anche ai nostri commensali. Come? Con le piccole e inutili frasi che dobbiamo assolutamente dire a commento del boccone che stiamo per ingoiare: dal “sto mangiando troppo” al “domani dovrò stare a dieta”, passando per “chissà quante calorie ha questo, che vergogna!”.

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Ora, se stiamo addentando con immenso piacere una fetta di torta al quadruplo cioccolato e panna montata, è molto probabile che in quel preciso istante delle calorie e dei grassi contenuti non ci importi nulla, ma abbiamo questa strana tendenza a scusarci, quasi che i cibi più gustosi e calorici siano riservati agli uomini. Non è così, siamo libere di mangiare quanto ci pare e cosa più ci piace, ovviamente lasciando poi nel cassetto la disperazione per l’etto in più che ci segnalerà la bilancia.

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