I cinque tipi di donna al volante. Che tipo di guidatrice sei?

Siamo davvero così? Ecco i cinque tipi di donna al volante per rispondere con ironia ai pregiudizi degli uomini

Ormai ci siamo abituate, tra i luoghi comuni più diffusi sul mondo femminile, rientra a tutto diritto quello sull’assoluta incapacità alla guida, tanto da esser sfociato in un fastidioso, ridondante e rimato detto: “Donna al volante, pericolo costante”.

Sebbene ammetterlo ci faccia prurito all’orgoglio almeno quanto un’ortica adulta, ci sentiamo più a nostro agio altrove che non in un macchina. Ciò ha una serie di conseguenze che trascendono la presa in giro, ad esempio: la macchina grossa a lui, quella piccola a te, la seconda mano a te, la nuova a lui, “Parcheggia lì, che è facile”, “Scendo che ti dico come fare, tu guardami!”, “Chiamami quando arrivi, che non mi fido”, pacchetto assicurativo completo a te con elmetto e collarino in omaggio, eppure i figli a scuola li porti tu e non lui, mah. Saremo forse un pochino meno pratiche degli uomini, ma c’è da dire che siamo molto originali e soprattutto ironiche. Ecco i ciqnue tipi di donna alla guida, tu quale sei?

L’ansiosa

La donna al volante ansiosa sale in groppa al suo mezzo di trasporto individuale con la stessa naturalezza con cui salirebbe su un cammello alto 6 metri, si allaccia immediatamente la cintura e parte solo dopo aver minuziosamente controllato gli specchietti. Sebbene abbia mezzo serbatoio, fa 5 euro, “che è mattina ed il self service poi io non lo so fare”. Quando esce dal parcheggio, senza aver causato danni a cose ed a persone, è in un bagno di sudore. Lei va piano e si tiene 10 km orari al di sotto del limite perché le danno sicurezza. Al giallo si ferma, al dare la precedenza pure, al passaggio a livello transita solo quando le sbarre sono salite del tutto. Lei quando guida non parla, non ascolta la musica, perché sono distrazioni da evitare. Non prende autostrade e tangenziali, quindi intraprende sempre il percorso segnalato come il “più lungo, sconveniente e costoso” dai navigatori. Arrivata a destinazione, parcheggia dove c’è sufficiente posto libero per progettare una piscina olimpionica, estrae le salviette dalla borsa, si dà una bella rinfrescata ed indossa i vestiti di ricambio perché puzza, tanto.

La donna della rottamazione

Lei nella vita fa rottamare le macchine. Ha la capacità di trasformare in forma cubica, alla velocità della luce, anche un Hummer. Ha fuso più motori che sottilette, ha intrapreso un coast to coast con freno a mano tirato, vernicia il cancello di casa dello stesso colore della sua autovettura sperando che così i suoi congiunti non si accorgano di nulla. Le sale gessi sono il suo luogo di pellegrinaggio preferito e in regalo chiede sempre una rata del mutuo.

La multitasking

A proposito di luoghi comuni, la donna, per dono di natura, è in grado di fare più cose nello stesso tempo. Il problema sorge nel momento in cui una di queste è guidare. Perché, siamo sincere, se con una mano mescoliamo la pasta e con l’altra stiamo al telefono con il Presidente della Repubblica, non è un grande problema, ma se al semaforo rosso decidiamo di farci la ricostruzione delle unghie, il problema sorge eccome. La guidatrice multitasking è colei che, mentre guida, compie potenzialmente le azioni di un millepiedi. Il momento in cui la si può apprezzare in tutta la sua abilità è il mattino. Ha una tabella di marcia prestabilita: al primo semaforo si spazzola i capelli, al secondo si mette il mascara, la base l’aveva già stesa a casa, al dare la precedenza, terra che è veloce e nel parcheggio rossetto. “Sei più bella del solito, che hai fatto?” “Ho trovato il passaggio a livello chiuso”.

La no parking

La no parking è una guidatrice a metà. Lei guida ed è brava, rispetta i limiti, non è spaventata da tutto ciò che non è comunale o provinciale, si propone nei viaggi autostradali in notturno, fa partenze in salita anche sull’Himalaya, ma non fatela parcheggiare. I parcheggi e le manovre sono i suoi nemici peggiori, le manca il senso della misura, della proporzione, il pensiero astratto. A giustificazione di ciò, disturba Freud, la scienza: “Non è colpa mia, non sono stata svezzata correttamente, ho subito un trauma!”.

L’amica che lui non conosce

Lei è la salvezza. Con padri, nonni, mariti, zii, cugini o fidanzati, su questo argomento, prima o poi, scoppia la discussione. Sarete derise per la vostra inabilità presunta alla guida ed allora capirete l’importanza di questo tipo di guidatrice. “Non è vero che noi donne siamo delle incapaci, abbiamo preso la patente, il mio insegnante di guida era un uomo, il mio esaminatore era un uomo, si vede che qualcosa sono in grado di fare no? E poi io ho un’amica che è bravissima, guida un suv che tu non saresti in grado nemmeno di lavare e parcheggia divinamente, non ha mai preso multe, né fatto incidenti. Chiaro?” “E chi sarebbe?” “Tu non la conosci, è una mia amica”.

Dato che il luogo comune non può essere cancellato, visto che non vale la pena combatterlo, rispondiamo con ironia che è sempre la scelta migliore!

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