Le sette menzogne dell’amore romantico

L'amore è un sentimento splendido, che ci fa volare e dare il meglio di noi. Tuttavia è anche un coacervo di luoghi comuni che, a volte, possono anche farci del male

San Valentino è un giorno dedicato alla celebrazione della bellezza dell’amore, della sua bontà e della sua universalità. Ma sull’amore romantico ci sono anche tante menzogne che ci vengono propinate.

L’amore romantico esiste ed è vero, ma siamo tutti cresciuti ritenendo come inossidabili alcune realtà che invece non sono vere affatto e continuare a crederci può farci del male. Non si tratta qui di boicottare le cene a lume di candela o i dolci a forma di cuore, le menzogne dell’amore romantico sono quell’insieme di credenze su come deve essere una relazione di coppia, credenze che sono accettate normalmente e non sempre sono compatibili con la nostra salute emotiva. Senza dubbio le conoscete, ma c’è da compiere il passo successivo e cioè comprendere che sono false.

Siamo uno la metà dell’altro

Ci hanno sempre detto che siamo esseri incompleti che hanno bisogno di incontrare la propria metà per raggiungere la pienezza, la felicità, il paradiso. La storia viene da lontano, dal mito di Aristofane presente nel dialogo platonico Simposio. In estrema sintesi, si afferma che c’è stato un tempo in cui eravamo un solo essere, ma un giorno Zeus si è stancato di vederci così superbi e ci ha tagliati in due, trasformandoci in creature divise alla continua ricerca della propria metà. Pensare che c’è una parte di noi che vaga in giro per il mondo e che dobbiamo trovare per essere persone complete,genera insicurezza e frustrazione, anche quando si è poi in coppia. Magari ci chiediamo: “Perché se è la mia metà non mi capisce? Avrò sbagliato?”. Credere poi di essere carenti in qualcosa perché non abbiamo un partner, potrebbe portarci a stringere relazioni inutili e, forse, dannose.

Bisogna soffrire per amore

Le storie romantiche si caratterizzano per aver sempre a che fare con la tragedia: da Romeo e Giulietta ai nostri giorni l’unione con la persona amata implica lotta, sfortuna e sofferenze. Come se non bastasse, quando pensiamo di essere felici arriva sempre qualcuno che dice che “chi ti vuole bene ti farà soffrire” o, ancora, che “amare fa male”. Ma non saremo un po’ tutti masochisti? È chiaro che una relazione chiede sempre uno sforzo e un impegno da entrambe le parti, ma non nel senso di rovinarci la vita, altrimenti stiamo costruendo qualcosa di profondamente sbagliato. È del tutto normare attraversare difficoltà, avere momenti difficili, ma se stare con qualcuno ci fa sentire sempre male è un chiaro segnale che abbiamo sbagliato strada.

Appartenere a qualcuno (o possederlo) è sinonimo di amore

In quante canzoni sentiamo frasi tipo: “Sei mia/mio” o “Sono tuo/tua”? Bello vero? Mica tanto! Quanta insicurezza c’è in queste affermazioni? Pensare di “appartenere” a qualcuno o di “possedere” una persona ci può portare a fare di tutto per mantenerla legata a noi, anche ricorrendo alla violenza, verbale o fisica. È necessario mettere al centro la libertà di ognuno per sottolineare con quale persona ci si vuole relazione e in che forma farlo.

Fino a che morte non ci separi

È del tutto normale che se una relazione va bene e si ama l’altra persona, il desiderio principale sia quello che questo rapporto duri per sempre; ma una cosa è avere un desiderio, nobile per quanto sia, è un’altra è tenere in piedi a forza una relazione che ormai fa acqua da tutte le parti. Voler passare il resto della propria vita con una persona è qualcosa di splendido, ma bisogna anche essere realisti e tenere ben presente che a volte le persone, le situazioni e i sentimenti cambiano, e non possiamo continuare a sentirci male o a pretendere di vivere all’ombra della coppia che si era solo perché crediamo che l’amore dura in eterno.

I due siano uno

Ritorna qui il mito della metà di cui abbiamo parlato, portato alle estreme conseguenze: si confonde lo stare insieme con l’essere la stessa persona. Cioè, configurare tutto quello che pensiamo, diciamo o facciamo in funzione della coppia. Avere la password dell’email l’uno dell’altra, condividere l’account su WhatsApp o vedere solo amici comuni, non sono segno di amore profondo, anzi, sono una chiara dimostrazione che ci stiamo spersonalizzando e che stiamo gettando alle ortiche la nostra intimità.

L’amore sistema tutto

In molti credono che se c’è l’amore, tutto si risolverà perché l’amore è un letto di rose. Quante volte, invece, l’amore (o meglio: quello che ci ostiniamo a chiamare amore) è solo la sala d’attesa dell’inferno? Credere che l’amore sia onnipotente e che possa sistemare tutto ha come unica conseguenza che non risolveremo mai i problemi effettivi che abbiamo.

La coppia è tutto quello di cui abbiamo bisogno

Altra menzogna che ci viene dal mondo delle canzoni: “Sei tutto per me”. L’esclusività porta a vedere l’altra persona in maniera così idealista e fantastica, tanto da farle occupare tutte le nostre necessità e farle prendere il posto di amici, familiari e conoscenti. Questo porta a grandi sensi di colpa basati su idee come: “Se mi piacciono altre persone allora non amo il mio compagno/la mia compagna!”; o: “Se ha bisogno di passare del tempo con quell’amico/quell’amica allora io non gli/le basto”. L’altro (o noi stessi) diventa l’unica persona capace di renderci felici: è come se un giorno il nostro supermercato preferito non vendesse più frutta e noi non andassimo a comprarla in un altro negozio perché ci sembra di tradire il super! La dipendenza emotiva è un grosso problema.

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